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20/03/17 11.33

Come affrontare i falsi alle dogane

Gli effetti della riproduzione fraudolenta di prodotti può avere gravi conseguenze sul mercato: favorisce la concorrenza sleale, danneggia fortemente lo sviluppo e l’innovazione aziendali, fa calare gli investimenti e la fiducia nel mercato oltre che il gettito fiscale dei governi. È un fenomeno complesso, che assume sempre più forme globali e digitali, e che oggi deve essere contrastato in ogni punto della catena distributiva. Un punto particolarmente sono i confini statali: capire come affrontare i falsi alle dogane in questo nuovo scenario diventa dunque fondamentale.

Scarica la nostra infografica con la panoramica sul mercato del falso nel mondo.

I tanti problemi dei controlli doganali

Secondo Alan Zimmerman, professore della City University of New York che studia ampiamente il fenomeno, a livello globale le agenzie doganali riescono a sequestrare solo il 10% di tutte le merci contraffatte che circolano attraverso i confini. Ciò è complicato dal fatto dai sempre maggiori accordi fra le varie nazioni per facilitare la libertà di commercio, oltre che dal nascere di numerose zone di libero commercio (le cosiddette Free Trade Zones) su cui i controlli sono ancora più difficili.

Spesso i controlli doganali falliscono nel loro tentativo di intercettare i falsi proprio perché i produttori fraudolenti non operano più a livello transnazionale, ma preferiscono delocalizzare la produzione all’interno dei vari Paesi per abbattere i rischi del trasporto e dei vari controlli. Inoltre, secondo un rapporto dell’Europol, la crisi economica che ha colpito anche gli impiegati del settore pubblico ha portato a un moltiplicarsi dei tentativi di corruzione delle guardie doganali.

La soluzione è nel coinvolgimento attivo

Tutto ciò significa che bisogna perdere completamente la fiducia in uno degli strumenti tradizionalmente considerati come fondamentali nella lotta alla contraffazione? Ovviamente no. Negli ultimi anni in Europa, ad esempio, si è assistito a una riformulazione delle norme che regolano le varie Agenzie doganali, con l’introduzione di strumenti più efficaci e anche con la messa in atto di operazioni congiunte coordinate dall’Unione Europea (come la famosa operazione Medifake del 2008).

Com’è ribadito dalle stesse autorità doganali, comunque, poco si può fare nella tutela della proprietà intellettuale senza l’attivo coinvolgimento dei detentori di quelle stesse proprietà. I brand possono cooperare fornendo tutte le informazioni necessarie in modo che le dogane identifichino con più facilità le merci contraffatte. Inoltre le aziende possono segnalare i prodotti sospetti e chiedere di detenere e visionare i carichi sequestrati.

Stringere accordi con le dogane significa essere avvisati ogni qualvolta ci sia un sospetto di contraffazione. Ma l’attivo coinvolgimento di cui si parlava in precedenza deve essere esteso anche ai consumatori stessi: grazie agli strumenti digitali, ad esempio, li si può rendere partecipi del controllo dei beni che hanno intenzione di acquistare o hanno già acquistato. Le segnalazioni delle dogane e dei consumatori, sommate assieme, costituiscono un enorme database per tracciare meglio la provenienza dei beni contraffatti e di affrontarli in modo più diretto e veloce.

Scarica la nostra presentazione gratuita per capire ancora più a fondo il fenomeno globale della contraffazione

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